AspettareElena Corvi
Capitolo 1Il sonno di William Morton
Gli ultimi istanti in cui Gilbert Abbott è cosciente vengono annotati dal dottor John Collins Warren con precisione archivistica. Ore 10:23 del mattino. L'inalatore di vetro e cuoio poggia sul viso del paziente. Il dentista William Morton regola la valvola che controlla il flusso di vapori di etere. La sala operatoria circolare del Massachusetts General Hospital, quella che poi chiameranno Ether Dome, contiene trentasette testimoni. Alcuni prendono appunti. Altri osservano in silenzio. Nessuno sa ancora quanto tempo servirà.
Abbott ha venticinque anni. Nella cartella clinica è registrato come printer, tipografo. Ha una massa tumorale sul lato sinistro del collo, sotto la mandibola. Il tumore è grande quanto un uovo di gallina, secondo la descrizione del chirurgo. Warren ha già preparato gli strumenti: bisturi, tenaglie, aghi da sutura. Ma prima deve accadere qualcosa che fino a questo momento della storia umana è stato impossibile: il paziente deve smettere di percepire senza morire.
Morton conta. Non ad alta voce. Osserva il torace di Abbott che rallenta il ritmo respiratorio. Osserva le palpebre. A un certo punto Warren si avvicina e tocca la spalla del paziente. Nessuna reazione. Tocca il braccio. Niente. Poi solleva una palpebra e guarda la pupilla. Si volta verso i presenti e dice: "Your patient is ready, Dr. Warren."