CobaltoSofia Landi
Capitolo 1Perché il telefono si ricarica
Quando colleghi il caricabatterie alla presa, dentro il telefono inizia un flusso invisibile. Nessun ingranaggio ruota, nessun liquido circola. Gli elettroni si muovono attraverso un cavo, entrano nella batteria, spingono ioni di litio da un lato all'altro di uno spazio largo pochi millesimi di millimetro. Questo movimento, ripetuto miliardi di volte al secondo, è ciò che ti permette di usare il telefono il giorno dopo. La batteria non immagazzina energia come un serbatoio contiene benzina. La trattiene in legami chimici reversibili, che si formano e si rompono ogni volta che ricarichi o scarichi.
Apri mentalmente il telefono. Togli la scocca, il vetro, lo schermo. Sotto il processore e le antenne trovi un rettangolo piatto, rivestito di plastica metallizzata. Pesa circa quaranta grammi, occupa un terzo del volume interno. Questa è la batteria agli ioni di litio. Al suo interno ci sono strati sottilissimi di materiali diversi, arrotolati o impilati come fogli di pasta sfoglia. Ogni strato ha una funzione precisa. Il primo è il catodo, il polo positivo: una lamina di alluminio rivestita da una polvere nera compatta. Il secondo è il separatore, una membrana porosa che lascia passare ioni ma non elettroni. Il terzo è l'anodo, il polo negativo: un foglio di rame coperto da grafite. Tra questi strati circola l'elettrolita, un liquido infiammabile che trasporta gli ioni di litio. Il tutto è sigillato in una custodia rigida, perché l'elettrolita non deve mai toccare l'aria.