Il peso delle aspettativeAlessandro Minzoni
Capitolo 1Il dietista impeccabile
Marco Santini aprì la porta dello studio alle sette e cinquanta, dieci minuti prima del primo appuntamento. La serratura scattò con un clic preciso, lo stesso suono che sentiva da vent'anni, e già questo bastò a sistemarlo nel binario della giornata. Accese le luci — neon freddi che trasformavano le pareti color crema in superfici ospedaliere — e posò la ventiquattrore sulla scrivania di vetro temperato.
Lo studio all'Eur aveva quel tipo di eleganza neutra che rassicurava i pazienti benestanti: niente troppo personale, niente che potesse disturbare. Piante grasse in vasi geometrici, diplomi incorniciati con precisione millimetrica, una bilancia impedenziometrica che sembrava uscita da un'astronave. Sul mobile basso, una fila di volumi: Fisiologia della nutrizione, Metabolismo e dieta chetogenica, Gestione del diabete mellito di tipo 2. Li spolverava ogni venerdì, anche se nessuno li toccava mai.
Accese il computer e aprì l'agenda. Otto pazienti. Signora Benedetti alle otto, controllo mensile. Nuovo paziente alle nove, sovrappeso e prediabete secondo la scheda. Pausa pranzo alle tredici. Altri quattro nel pomeriggio, l'ultima alle diciotto.
Digitò la password — Giulia1978 — e aprì la cartella della Benedetti. Settantadue anni, ipertensione, dieta mediterranea ipocalorica. Perdita di peso costante ma lenta. Avrebbe sorriso, annuito, le avrebbe stretto la mano dicendole brava. Lei avrebbe arrossito di piacere.
La signora Benedetti arrivò puntuale, portando con sé un sentore di borotalco e ansia. Marco si alzò, le strinse la mano — né troppo forte né troppo debole, gesto calibrato su migliaia di strette identiche — e la invitò a sedersi.
«Come è andata questo mese?»